Festa di Erode

In quest’opera Donatello, uno dei più grandi scultori rinascimentali, utilizzò la tecnica del rilievo stiacciato da lui stesso inventata. Scolpendo a meno di un centimetro di profondità, ha evocato un certo numero di piani abilmente scolpiti, in alcuni casi a malapena suggerendoli. Utilizzando i principi prospettici enunciati da Leon Battista Alberti nel suo trattato De Pictura (1435), compose una scena ispirata all’architettura classica e basata su un minuzioso sistema di linee di fuga, per dare l’illusione della profondità.

Su questo sfondo meticolosamente dettagliato, la narrazione si svolge in due scene. Illustrano due episodi della vita di San Giovanni Battista, il santo che battezzò Gesù Cristo. Giovanni Battista fu imprigionato dopo aver condannato il matrimonio incestuoso del re Erode Antipa con sua cognata Erodiade. Sulla sinistra vediamo Salome, figlia di Erodiade, ballare per gli ospiti in un banchetto. Impressionato, il re le offre tutto ciò che desidera in ricompensa. Su consiglio di sua madre, chiede la testa del santo. Il tragico finale è raffigurato a destra: la testa di Giovanni Battista è presentata al re in presenza di Salomè, che si allontana dalla tragedia che lei stessa ha causato!

Non sappiamo quale funzione servisse questo lavoro religioso. Fu probabilmente commissionato da Cosimo de’ Medici (1389-1464), l’uomo più potente della Repubblica di Firenze e grande amante dell’arte. Fu annoverata tra i beni del nipote Lorenzo il Magnifico nel 1492.

Le espressioni delle persone consentono agli spettatori di capire cosa sta succedendo e sentire l’emozione. Erodiade si ritira, sottolineando l’orrore della scena.

Donatello ha saputo creare gradazioni quasi impercettibili nel rilievo di fondo: tanti dettagli sfuggono all’occhio al primo sguardo.

Inv. Pl 1912

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